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| Gaio Cilnio Mecenate e la "Gens Cilnia" | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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C'era una volta, ai tempi dell'antica Roma, un cavaliere, ch'era anche un fine letterato. Discendeva da una nobile famiglia etrusca, e decise di servire l'Imperatore. Quella che vedete - Villa Cilnia, al Bagnoro d'Arezzo - sarebbe stata costruita proprio su quella che un tempo fu la casa della sua famiglia, la "Gens Cilnia". |
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| Divenne sostenitore, poi uomo di fiducia e ministro di Ottaviano Augusto: ne era il più assiduo consigliere e il più degno sostituto, quando questi era lontano da Roma. Un giorno, il nostro cavaliere decise di dedicarsi a qualcosa che avrebbe guadagnato ad Augusto il massimo della fama e del prestigio: e cosa, se non opere mirabili e grandi capolavori di cultura? Selezionò gli artisti più giovani e promettenti, li introdusse a corte e sostenne i loro migliori progetti. Tra i suoi prediletti, c'erano anche due giovani poeti latini di grande talento, tali Orazio e Virgilio... | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Quid
faciat laetas segetes, quo sidere terram
uertere, Maecenas, ulmisque adiungere uitis conueniat, quae cura boum, qui cultus habendo sit pecori, apibus quanta experientia parcis, hinc canere incipiam... |
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Quel nobile cavaliere e autentico "talent scout" che ha abitato questi luoghi era il celebre Gaio Cilnio Mecenate, un nome divenuto universalmente sinonimo di "protettore delle arti". L'Imperatore Augusto - anche grazie a lui - è ricordato per grandezza e munificenza. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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| Il
testo "Quid faciat laetas segetes..." è l'incipit del Libro I delle Georgiche, poema agreste in esametri scritto da Virgilio, su invito di Mecenate, negli anni dal 37 al 29 a. C. L'opera si compone di quattro libri: il primo tratta della coltivazione dei campi, il secondo della coltivazione della vite e dell'olivo, il terzo dell'allevamento del bestiame, il quarto dell'apicoltura. Esaltazione di un ideale mondo campestre che Virgilio aveva già vagheggiato nelle Bucoliche, le Georgiche invitano il lettore a godere della serenità della natura, considerata rifugio ideale dello spirito. Nei versi qui riportati, Virgilio così si rivolge al mentore Mecenate: "Che cosa fecondi le messi, / sotto quale stella arare la terra, / Mecenate, o unire agli olmi le viti, / come si accudiscano i buoi e si allevino / le greggi, quanta esperienza dedicare alle api frugali, / di qui darò inizio al canto...". Nell'immagine a destra del testo, Virgilio descrive la vita delle api (Miniatura del sec. XV - Digione, Bibliothéque Municipale). |
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| Vedi
anche: |
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